Intervista a Francesco Mele, Presidente dell’associazione Ecoquartieri per l’Italia

Dottor Mele, buongiorno. Vorremmo brevemente esplorare con lei il vostro approccio agli ecoquartieri e i vostri progetti per il futuro. E quindi: che cosa intendete per “ecoquartiere”?
Per noi l’ecoquartiere non è soltanto un insieme di edifici ad alte prestazioni energetiche ma è il luogo dove gli stili di vita sostenibili individuali e familiari diventano facili, economici e maggioritari. È un luogo pilota, un incubatore dell’economia verde e solidale, dove si sperimentano eco-innovazioni e dove quelle grandi idee che volteggiano sopra di noi (clima, sostenibilità, solidarietà) diventano pratica quotidiana. È un quartiere resiliente alle crisi ambientali, sociali, economiche e finanziarie, capace non solo di cavarsela ma di aiutare gli altri a cambiare.

Ma queste cose non le dicono in tanti?
Benissimo! Speriamo che le dicano – e le facciano – in moltissimi: il mondo sta andando a sbattere contro un muro, è lanciato alla massima velocità e solo sterzando drasticamente possiamo riprendere un cammino dove ci sia spazio per tutti.

E la crisi economica? Non sta invece facendo dimenticare le ragioni dell’ambiente?
Al contrario. Spinge le persone a riconsiderare i propri consumi, a cercare modalità di risparmio, cercando sobrietà e felicità più che l’usa-e-getta di oggetti inutili, fugacemente ritenuti indispensabili ed abbandonati l’istante dopo. Può diventare un’opportunità, pur senza disconoscere la fatica che porta nelle vite di moltissimi.

E quindi l’eco-quartiere può essere una risposta?
Si, perché permette ai vicini di casa, ai piccoli negozi di prossimità, ai giovani disoccupati di offrire e ottenere servizi collettivi, basati sulla logica della rete, come con Internet. Costruendo però un tessuto fatto di persone in carne ed ossa, che si conoscono, che stringono un patto tra le generazioni, tra i giovani e i vecchi, tra uomini e donne.

Ma per fare questo non occorre forse un cambio di mentalità e quindi molti decenni?
Il cambio di mentalità ci vuole senz’altro, ma è analogo a quello che ci ha liberati dal telefono fisso e ci ha spinto al telefono mobile: è un cambiamento che può avvenire in mesi e non in decenni. Decenni che peraltro non abbiamo più: i cambiamenti climatici stanno arrivando con tale rapidità che l’inversione andava fatta ieri!

Ma un quartiere non è troppo piccolo? Non dovremmo puntare su eco-città?
L’una cosa non si oppone all’altra, anzi l’una è decisiva per realizzare l’altra. Tra locale e globale ci sono molti livelli intermedi. Il punto è che il movimento ambientalista ha da tempo insistito su cambiamenti individuali, al di là e prima della politica, mentre i negoziati globali tendono a insistere solo sulla cornice (quanto in totale sia l’obiettivo di riduzione delle emissioni): le due cose rischiano di non incontrarsi – tra il troppo piccolo e il troppo grande occorre dimostrare da un lato che si può far emergere una massa critica di cittadini che riescono a dare una svolta al loro ambiente di vita (il quartiere, la città) e dall’altro che i grandi obiettivi riescono a essere declinati sui settori inquinanti (energia, edilizia, trasporti, ecc.) che proprio nelle città sono concentrati.

Interessante. Quali sono le prossime iniziative?

Per il momento siamo concentrati su Torino, una città che ha scelto una strategia ambiziosa da Smart city e che presenta molti fattori e molti soggetti impegnati sulla linea della trasformazione del modello di sviluppo. Abbiamo firmato una Convenzione con la Fondazione Torino Smart City e stiamo organizzando un dibattito su “Progetti di ecoquartieri per l’Europa di oggi” nel quadro di una Notte Smart – il 2 giugno 2012 – nella quale vi saranno eventi e attività di molte associazioni, per dare almeno per un giorno un assaggio del mondo che verrà.